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UDICER has a great knowledge and technical ability in nautical/naval field so much to have obtained both European notification for the directive 2013/53/EU about recreational craft and for the directive about marine products MED 2014/90/EU. Our organization has also been chosen by the Republic of San Marino as the Technical Board for yachts of any size (even over 24 meters), without limitation of tonnage

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30 April 2019

Liguria: un disastro nautico mai visto, e non solo…

Le immagini delle coste italiane colpite nei giorni scorsi da nubifragi e alluvioni hanno fatto il giro del mondo

Le immagini delle coste italiane colpite nei giorni scorsi da nubifragi e alluvioni hanno fatto il giro del mondo: dalla Riviera ligure a quella adriatica, senza dimenticare il Sud, il maltempo ha in certi casi cambiato i connotati dei più bei porti turistici italiani, andando anche a danneggiare migliaia di imbarcazioni. La Liguria l’area nautica più colpita.
Lo staff di Udicer esprime solidarietà ai nostri connazionali tutti, alle marinerie e ai diportisti.

Redatto per Udicer da Tommasino Gazo, giornalista del Secolo XIX e di Vela e Motore.

Disastro nautico Liguria - Udicer

La furia del vento e delle onde. E la Liguria ha vissuto e subito una giornata da dimenticare con danni a strutture portuali, alle spiagge e, nel territorio imperiese, anche all’olivicoltura.
La tempesta è passata e alla Giunta regionale non è rimasta altra possibilità che quella di verificare i danni e chiedere lo stato d’emergenza. Il vento e la mareggiata ha colpito soprattutto nel Golfo del Tigullio ma non ha risparmiato nessun tratto di costa ligure se si eccettua quello della provincia di La Spezia dove la tempesta è stata sicuramente più lieve.

Impressionante quello che è avvenuto a Rapallo nel porto Carlo Riva lo scorso 29 ottobre dalle 2 del pomeriggio il mare ha iniziato a montare. Le onde di 8 metri, spinte dal vento ad oltre 70 nodi (circa 130 chilometri all’ora), hanno distrutto una parte della diga foranea e nello specchio acqueo interno è stato l’inferno: 211 imbarcazioni affondate, arenate o disperse con decine di barche scaraventate sul lungomare, locali invasi da detriti, acqua e sabbia. Anche alcuni diportisti che avevano le loro imbarcazioni all’ormeggio sono rimasti intrappolati sulla diga per diverse ore e sono stati tatti in salvo dai vigili del fuoco.

La situazione non è stata meno drammatica a Santa Margherita Ligure. Con il crollo totale di una porzione della diga, i numerosi yachts all’ormeggio nel porticciolo della cittadina sono stati scaraventati sulla passeggiata dove i locali hanno subito la violenza dei marosi con allagamenti, detriti, sabbia e danneggiamenti a tendaggi e gazebi: si contano danni per circa 20 milioni di euro. Problematica è risultata la situazione di Portofino che, a causa delle frane sulla strada provinciale per Paraggi, è ancora isolata e non sembra prevedibile un ritorno alla regolare viabilità in tempi brevi. Dal giorno della mareggiata, gli alunni delle scuole medie ed elementari residenti a Portofino vengono trasportati nelle aule di Santa Margherita grazie all’intervento della Guardia Costiera che li traghetta via mare. Perfino lo storico Covo di NordEst, protagonista della vita notturna del Tigullio e simbolo delle folli notti dagli anni ‘60, ha subito gravi danni che lo hanno reso praticamente inagibile.

Disastro nautico Liguria - Udicer

Se il golfo del levante genovese è stato la “vittima” principale di quello che potrebbe definirsi un uragano mediterraneo, anche le coste più a ponente hanno subito l’affronto degli elementi naturali. Boccadasse è stata devastata, distrutti la spiaggia e il porticciolo: i danni nel borgo a picco sul mare sono incalcolabili. Il muretto che delimitava la piazzetta sul mare non esiste più, le barche dei pescatori sono state sbattute sulla spiaggetta, il piano terra delle case e gli esercizi commerciali inondati e invasi di detriti mentre si ripetevano continuamente i black-out dell’energia elettrica.

Purtroppo anche le coste savonesi non sono state risparmiate. In provincia di Savona, da Varazze a Andora, sono 200 gli stabilimenti balneari distrutti e un totale di 300 includendo quelli che hanno subito “soltanto” gravi danni strutturali tanto che la stima del disastro con vittime preferite le cabine, i ristoranti e i bar più vicini alle spiagge ammonta a 30 milioni di euro.

La condizione del mare dal 29 ottobre, in effetti, non lasciava presagire nulla di buono: la boa-mareografo davanti a Capo Mele, confine ponentino della baia di Alassio, durante la massima intensità della mareggiata, registrava onde con frequenza di sei secondi e altezza di sei metri mentre il picco arrivava con un frangente di dieci. Una situazione del mare che neppure i liguri più anziani sono in grado di ricordare.
A Vado Ligure la mareggiata ha invaso il piazzale del porto dove erano in parcheggio centinaia di auto in procinto di essere imbarcate: l’acqua ha causato un corto circuito e l’incendio che si è sviluppato ha coinvolto le auto di cui è rimasta una distesa di carcasse annerite.

Anche l’economia turistica della provincia di Imperia ha dovuto incassare i colpi spesso fatali della tempesta del mare e del vento, complice le pietre scagliate contro cabine e verande. La conseguenza più tristemente concreta è risultata la cancellazione di una cinquantina di posti di lavoro nei ristoranti e nei bar vicini agli arenili e alle passeggiate sul mare che rimangono aperti anche fuori stagione. Sono decine i locali e gli stabilimenti balneari devastati tra Imperia e Ventimiglia, un elenco interminabile di attività in ginocchio con strutture cancellate o, nella migliore delle ipotesi, con danni da riparare che peseranno sui bilanci dei singoli concessionari demaniali, in molti casi orfani di un arenile scomparso sotto la furia delle onde.

Nel nuovo porto di Imperia un megayacht (circa 90 metri), pressato dalle violente raffiche, si è appoggiato ad un pontile fisso in cemento e, oltre a rovinare la propria fiancata, ha “curvato” il piano pedonale. Non è stato questo il danno più pesante che ha colpito le strutture portuali del capoluogo rivierasco. Nel bacino di Oneglia, uno dei due approdi a levante della città, un parte della diga foranea ha ceduto sotto la pressione delle ondate causando un problema che non sarà di immediata soluzione né tantomeno è di poca rilevanza per il demanio marittimo comunale. A San Lorenzo al Mare, cittadina a ponente di Imperia, i danni più rilevanti sono stati per il vecchio porticciolo inadeguato a proteggere le piccole imbarcazioni ospitate che sono affondate o scagliate sulla riva sabbiosa dell’approdo, comunque con danni rilevanti. E sempre la stessa cittadina ha dovuto sopportare la devastazione della tensostruttura che accoglieva la palestra utilizzata per le attività scolastiche e per gli eventi sportivi: le violente raffiche hanno strappato la copertura e danneggiato l’intera opera così che l’amministrazione comunale dovrà mettere in conto le risorse per il rifacimento.

Il ponente ligure, inoltre, deve registrare altre nefaste conseguenze provocate da quella tempesta. La forza insolita e immane del vento ha messo in ginocchio anche gli olivicoltori, in particolare e soprattutto quelli con i terreni più vicini alla costa. Le olive, ancora sugli alberi in attesa della maturazione, sono state strappate e gettate a terra: il raccolto di questa stagione è perduto almeno per il 50 per cento e, per alcuni uliveti più esposti alla furia del vento, anche con percentuali maggiori. L’annata, che si preannunciava ottima sia per qualità che per quantità, si è trasformata in un incubo da dimenticare.

 

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